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Esercizi spirituali 2021 – Terza meditazione

IL DESIDERIO ACCOLTO E DONATO (Mc 14, 3-9)

Un grande saluto a tutti coloro che sono in ascolto o che sentiranno in differita questa meditazione. Un saluto particolare alle comunità di san Giovanni, san Bernardo e san Michele che sono nel territorio amministrato da don Giovanni, il mio carissimo amico e parroco. Un saluto particolare alle suore di sant’Anna a cui mi sento sempre più legato. Un saluto particolare a tutti i papà in questo mercoledì in cui la Chiesa ricorda in modo devoto e affettuoso san Giuseppe. 

Oggi facciamo un terzo passo e vorrei dire che è un passo importante, come gli altri ovviamente, ma potremmo dire che questa è una scena da contemplare, una scena molto bella, una scena che non chiede di fare nulla se non parlare di noi e della grazia della vocazione. Potremmo definire questa nostra meditazione “il desiderio accolto e donato”: è la compassione esistenziale. Se nel primo passo abbiamo visto la compassione nel radicale, che è Gesù Cristo (contemplando quel “desiderio sfamato” della moltiplicazione dei pani, dove la memoria dell’insufficienza viene superata dal ministero della condivisione di ciò che si ha), se la compassione orante, l’intercessione è stato l’appuntamento della scorsa volta (“il desiderio intercettato”: “cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io riabbia la vista”. Occhi nuovi per vedere situazioni nuove, per vederle in modo nuovo, per saper stare nella realtà con occhi che sanno vedere le necessità, le sofferenze dei fratelli senza girarsi dall’altra parte. Intercettare questo desiderio), oggi abbiamo la compassione esistenziale, “il desiderio accolto e donato”. 

Siamo sempre al nostro evangelista Marco, questa volta siamo al capitolo 14 (quindi siamo molto in là nel Vangelo – Marco ha 16 capitoli) dal versetto 3 al versetto 9: 6 versetti quasi uno spaccato molto importante.

Lettura del brano di Vangelo

Innanzitutto vediamo come le parole di Gesù si sono compiute: se noi oggi parliamo ancora di questa donna è perché le parole del Signore sono realmente realizzate. Ovunque è stato annunziato il Vangelo in 2000 anni, è stato annunziato quello che lei ha fatto per Gesù. Ecco perché è importante fermarsi e riflettere: perché questo gesto? Se voi prendeste il versetto 2 e poi il versetto 10 saltando tutta questa parte vedreste che il discorso fila molto bene. Questi versetti sono come un’interruzione, potremmo dire uno spaccato che non si amalgama bene con il resto del contesto. Apparentemente. Nel versetto 2 abbiamo la decisione da parte dei capi di uccidere Gesù, ma non di farlo durante la festa. E poi abbiamo l’unzione a Betania. Quindi c’è come premessa un fatto drammatico: Gesù ha i giorni contati, ha le ore contate, i capi del popolo hanno decretato che Gesù deve morire. Sono da organizzare i dettagli, c’è da cogliere l’occasione, ma Gesù deve morire. La decisione in cui si innesta questo brano è drammatica: Gesù deve morire. Ebbene, Marco inserisce l’unzione a Betania per mostrare come la vita di Gesù non è solamente un incidente di percorso di un giusto che viene ucciso dai malvagi, ma di un Dio che in Gesù – Verbo fatto carne – dona la Sua vita, spontaneamente, volontariamente, per qualcosa di più grande di un semplice progetto di morte: per la vita. Cosa significa questo? Significa che è Dio che guida la storia, che nonostante i progetti malvagi degli uomini Dio riesce a scrivere in maniera dritta sulle righe storte. Dinnanzi a questa riga storta – la decisione drammatica di uccidere un uomo – vi è la decisione amorevole di Dio di trasformare questo atto drammatico, questo atto tremendo in un atto d’amore. La mia storia può essere trasformata ma io non mi devo arrendere, non devo arrendermi ai pensieri malvagi di coloro che vogliono la mia morte, ma devo cogliere il passaggio di Dio nella mia vita. L’evangelista mette questa scena all’inizio di tutta la Passione del Signore, quasi a voler dire “guardate che questo è l’anticipo in sintesi di quello che accadrà al Signore Gesù”. Fate attenzione dunque, fate attenzione”. E allora vediamolo insieme, prendiamolo quasi versetto per versetto, guardate che è estremamente straordinario questo brano, come tutto il Vangelo. Come già vi dicevo la prima volta, se impariamo a leggere la Scrittura guardate che non ne potremo più fare a meno perché è talmente bella la Scrittura che ti coinvolge. Gesù si trovava a Betania: Betania è la casa del povero, e infatti si trova nella casa di Simone – attenzione – il lebbroso. Gesù si trova nella casa del povero, e questo povero è Simone il lebbroso, cioè un uomo che ha sulla sua pelle i segni della sua morte che lo stanno consumando. Gesù decide di abitare la sua morte nella tua morte, Gesù entra nella tua morte, Gesù non teme di frequentare la tua carne anche se questa sta andando in putrefazione. Voi direte “ma che roba forte”, ebbene sì. Dimmi se non è vero che ci sono tante situazioni nella tua vita che sono in gangrena. “Ma io non ammazzo, io non rubo” – e meno male, ma non è che fai la Cappella Sistina per questo. Ma dì la verità: dov’è il tuo cancro? Nella tua vita spirituale, ad esempio, qual è la tua lebbra? La vanagloria? L’orgoglio? La superbia? L’ira? Il rancore? L’invidia? La maldicenza? L’ipocrisia? Doppie facce, doppie parole, doppi sensi? Non si tratta solo di identificare il nostro peccato, ma la radice che genera questo peccato. L’insicurezza, l’ignoranza, la stoltezza, la durezza di cuore. Cos’è che nella tua vita è lebbra che ti sta consumando? Qualcosa che c’è dentro, di cui tu non puoi quasi farne più a meno perché ti sei arreso ad esso. Ebbene, Gesù vive il decreto della sua morte fatto dagli uomini come chiave di vita per abitare nella tua lebbra, a casa tua. Sei tu Simone il lebbroso di questa sera. E mentre sono a tavola arriva una donna, interessante: e donne nel Vangelo di Marco sono tutte audaci, fanno dei gesti straordinari. Ecco un invito che faccio alle donne che mi ascoltano o che mi ascolteranno: non dimenticate mai la vostra femminilità, non abbiamo bisogno di donne mascoline nel senso non tanto di parità di genere o parità di doveri o di dignità – questo è assodato, solo uno sciocco starebbe ancora a pensare se è superiore l’uomo rispetto alla donna o meno, è assodato che vi è una dignità enorme tra l’uomo e la donna, e seppur differenti per carattere e personalità, nella loro virilità e femminilità essi sono complementari, ed è questa la loro grandezza. Ecco, però ho bisogno che le donne ritrovino quell’audacia delle donne dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento, che abbiano quella grazia della profezia, che sappiano compiere dei gesti profetici, non gesti di rivendicazione assurdi. Anche nella Chiesa ci sono – ahimè anche qualche religiosa… mi permettete questa battuta, proprio perché ce l’ho nel cuore e usciamo un attimo dal tema, così da farci rifletter un momento: non si può riacquistare una dignità che si pensa non essere maggiormente convalidata attribuendosi un carattere che non è proprio: io non posso fare la madre badessa, e non posso dire “ecco, perché non posso fare la madre badessa la mia dignità è minore”, no, c’è questa complementarietà ed è questa la grandezza della Chiesa. Nella Chiesa abbiamo bisogno di donne, di tante donne, come nella prima comunità cristiana, che sappiano mettersi a servizio, come tanti uomini si mettono a servizio della comunità cristiana. Come uomini e voi come donne. E questa donna ha il coraggio di entrare davanti a tutti, nella casa di Simone il lebbroso: non teme di infettarsi anche lei, e lo fa perché il servizio a Gesù è più grande. Ecco allora, voi donne non abbiate timore di essere generose con Dio, di essere generose con la comunità cristiana a cui il Signore vi dà la possibilità di servire in tante cose, particolari od ordinarie. E cosa fa questa donna? Fa un gesto: ha un vaso di alabastro. L’alabastro è un olio profumato, è un profumo particolare, molto denso, molto forte. Questo vaso di alabastro contiene un profumo che è il nardo – il nardo è molto forte – di grande valore. Ha un vaso di alabastro – quindi un vaso ricco, un vaso prezioso – dentro il quale vi è un profumo – il nardo, un olio – particolarmente eccellente, e si usa solo per cose straordinarie. “Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo”: fa un gesto, rompe il vaso – non gli rompe il vaso in testa – e versa l’olio. Versare l’olio sul capo significava consacrare, consacrare per una missione. Allora ricordatevi: Gesù è stato condannato, Gesù vive questa condanna come chiave di vita per la nostra redenzione, la donna non fa nient’altro che confermare con un gesto profetico questa missione del Signore. E ovviamente il profumo si disperde in tutta la casa. E a questo punto si apre una scenda, ci sono due personaggi: c’è Gesù e la donna – la donna non dice una parola, avete fatto attenzione? Gesù si fa interprete della donna – e i nemici di Gesù che se la prendono con la donna. Gesù e la donna manifestano la volontà di fare della propria vita un dono, e coloro invece che pensano a un calcolo. Allora ci sono due economie che stanno dietro a questo brano, due odori che ci stanno dietro. Vediamole: c’è l’economia del dono fatta da Gesù e dalla donna, e l’economia del calcolo. A volte noi siamo molto più presi dall’economia del calcolo. Perché questo spreco? Ma come, per il Signore Gesù si poteva venderlo, prezzarlo 300 denari e darlo ai poveri, interessante. Hai già fatto un calcolo. Quante volte noi viviamo la vita della comunità cristiana, la vita del mondo, con questa mentalità del calcolo. Ci sono vite sprecate? Quante volte me lo sento dire a battuta maligna “voi sì che fate la bella vita, se rinasco mi faccio frate, mi faccio monaco”, pensando che il frate monaco non fa nulla dal mattino alla sera. Ebbene, ci sono vite sprecate, ci sono vite che non hanno bisogno di essere prezzate, perché valgono nulla? Oppure ci sono vite che non possono essere prezzate perché sono un dono immenso… Ecco, avere una mentalità del dono, non del calcolo. Avere un’economia del dono, capace di guardare al di là di quanto possa valere. Guardate che la televisione prima e internet dopo ci ha insegnato una grande cosa che ahimè ha inficiato le nostre relazioni: che tutti hanno un prezzo e che tutti possono essere comprati con questo prezzo. E allora, qual è il tuo prezzo? Con che cosa posso scambiarti? Pensate quante volte abbiamo rapporti, legami, amicizie di necessità, di bisogno, di utilità: questa è la mentalità del calcolo. “me lo tengo buono, non si sa mai”. Questa è la mentalità pagana, è una mentalità demoniaca. Gesù ragiona diversamente: Gesù, facendosi interprete di questa donna e quasi identificandosi con lei – anzi, identificandosi con il profumo del nardo – si dona, semplicemente. La gratuità. Dinnanzi alla memoria dell’insufficienza – che qui diventa l’economia del calcolo – Gesù contrappone la condivisione che qui diventa gratuità. Fa le cose gratuitamente. In un altro passo, al Vangelo di Matteo capitolo 10 versetto 10 si dice “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: hai ricevuto la tua vita gratuitamente, e allora dalla, dai la tua vita. Hai ricevuto la fede gratuitamente, dai la tua fede, condividila, spezza. Hai ricevuto la tua intelligenza, le tue virtù. Perché tutto quello che hai lo hai ricevuto. E lo hai ricevuto gratis. Ecco perché i tuoi talenti li devi mettere a frutto. Ecco perché il peccato più grande che tu potresti fare non sono le tue mancanze sul peccato carnale, perché quelle sono legate alla fragilità. Peccati che vanno confessati, sicuramente, ma il vero grande peccato del cristiano moderno è di non mettersi in gioco. E’ fondamentalmente prendere il suo talento e metterlo in un sacchettino sotto la terra aspettando di ridarlo al padrone. Possibile? Possibile che le nostre comunità non possano essere i focolai di irradiazione evangelica? Possibile che il povero sacerdote debba pensare a tutto lui? E poi ci si lamenta che il sacerdote fa tutto lui? Ma scusate, su chi può contare? Non parlo certo di don Giovanni, che ha una bella squadra, ma ho in mente tanti sacerdoti. Sarebbe tanta la creatività dello Spirito Santo a cui dar retta, ma c’è bisogno di persone che sappiano essere audaci come questa donna e spezzare il proprio vaso di alabastro facendo scendere quel nardo profumato sulla testa di Gesù per far sì che tutta la casa di Simone il lebbroso si riempia di profumo. Ed ecco allora la seconda grande immagine: l’odore. Gesù è andato nella casa di Simone il lebbroso, e secondo voi che odore ci sarà in una casa di un lebbroso? Di morte, c’è puzza, c’è olezzo, e nessuno vuole stare mentre c’è puzza. Noi facciamo un gesto, i bambini sono straordinari, quando c’è puzza si chiudono il naso, proprio per non sentire. E quante volte le nostre comunità puzzano. Non di cattivi odori, ma puzzano di maldicenza, puzzano di inoperosità, puzzano di pigrizia, puzzano di divisione, di discordie, di lotte, di ambizioni, puzzano di tutto ciò che impedisce di essere credibili. Qui non si tratta di avere strategie straordinarie per annunziare il Vangelo, nessuno le ha. Guardate che nessuno, neanche il Papa le ha. Le strategie vanno e vengono a seconda delle culture che le mediano. Quello che invece rimane è una credibilità: la gente che ci guarda non deve vedere persone perfette, ma deve vedere persone che ci credono, che è diverso. Ecco allora l’odore: l’odore del lebbroso che dà morte o del profumo. E il profumo lo sento ovunque. Ovunque. Chiunque entra in chiesa una volta usato l’incenso lo sente, lo respira, ne rende partecipe. E sapete che nel Cantico dei Cantici al capitolo 2 il nome di Dio è detto “profumo”, la parola ebraica per dire Dio è “profumo”. Dio è profumo versato, per la precisione. E allora se Dio è profumo versato – ecco perché san paolo parla del “buon profumo di Cristo” – noi non possiamo rimanere asettici. Di che profumo tu profumi? Chi sta accanto a te che cosa respira? Critiche? Polemiche? Oppure il desiderio profondo di annunziare il Vangelo perché il Vangelo è la cosa più grande che ti è capitato di incontrare? Ma non solo, la vita è questo spreco di cui coloro che gli sono accanto si lamentano. Ci sono persone che non vorrebbero sprecare nulla. Vi ricordate che già nella prima meditazione i discepoli erano tentati di dire “ascolta, Gesù, c’è un sacco di gente, abbiamo pochi pani, cerchiamo di fare insomma alcuni sì altri no, non possiamo dare da mangiare a tutti”. Noi dobbiamo dar da mangiare a tutti. Noi dobbiamo annunziare il Vangelo a tutti. E annunziarlo in modo particolare con il profumo, cioè con una testimonianza. Quando si parla di testimonianza ognuno di noi si immagina chissà che nicchia e che santino da mettere dentro la nicchia. No, vi ripeto: si tratta di essere persone credibili. Chi ci guarda e chi ci sente deve vedere in noi una passione che brucia per il Vangelo e per Gesù Cristo, che per te Gesù Cristo vale più di 30 denari, che per te Gesù Cristo vale più del posto di potere che prendi, per te Gesù Cristo vale più di tutto quello che hai. Domandati: scoppiasse una persecuzione, e venissero a casa tua a prenderti dicendo “se sei cristiano vieni in gattabuia, se non lo sei sei libero”, testimonieresti il Cristo? E’ il 24 di marzo e ricordiamo i tanti martiri uccisi a causa del Vangelo: tu saresti in grado di dare la vita per il Vangelo? Sei sicuro che non viviamo in un contesto di persecuzione? Solamente perché non vengono a prenderci a casa, a sgozzarci, sei sicuro che il cristiano non sia perseguitato? E non solo dal nemico infernale che da sempre fa la guerra alla Chiesa e al cristiano. Ma dagli uomini, perché gli uomini considerano altri uomini come dei mezzi da usare a loro scopo e successo. E quando invece tu proponi una vita di gratuità, di dono la frase lapidaria che ti dicono è “perché questo spreco?”. Non voglio fare adesso grandi esempi che potrebbero portarci fuori, però pensate: in un mondo come il nostro quanto la vita sia considerata nulla, quanto si muoia fin dal grembo materno per delle sciocchezze. Se c’è una cosa che ci ha insegnato questa pandemia è che non siamo così intoccabili come noi pensavamo di essere. Già. E allora forse è il momento di riprendere in mano una testimonianza credibile: persone che fanno fatica, se vuoi, nel cammino cristiano ma che nonostante questo continuano a essere perseveranti nella vocazione a cui Dio li ha chiamati. Questo vale per il laico, di cui abbiamo tento bisogno, ma anche per i religiosi, lo dico in modo particolare per noi religiosi da religioso: noi non saremo ricordati per le opere che abbiamo lasciato sulla terra, noi saremo ricordati – facciamo veramente un servizio alla Chiesa e alle anime – se saremo stati capaci di essere fratelli e sorelle, perché noi ci chiamiamo frati e suore. E’ la fraternità in un mondo di assoluta individualità e di grande egoismo che ci fa rendere credibili. Questo vale per i frati, per le suore, ma vale anche per i laici, vale per i gruppi, vale per la comunità cristiana, vale anche per i sacerdoti, i quali non saranno ricordati per i mattoni che tirano su né per i campi da calcio che benediranno – eppur sono strumenti fondamentali – ma se sono stati capaci di essere uomini che “hanno saputo indicare vie al cielo” (come direbbe il Curato d’Ars). La vita è questo spreco, e noi siamo chiamati a farne parte. Ma attenzione, Gesù interviene e dice delle cose straordinarie: “Perché la infastidite? Lasciatela stare”. E’ una delle rarissime volte in cui Gesù interviene a difesa personale. Quando la tua vita è un dono, quando la tua vita diventa un profumo di credibilità, ogni qual volta sei sotto attacco, che sia il nemico infernale o che siano gli uomini, sappi che a difenderti c’è sempre il Signore, che dice “lasciatelo stare, lasciate stare i miei profeti”. Questo “lasciatelo stare” è un mettere un punto perché quando sorge il Signore, i suoi nemici si disperdono. E’ interessantissimo, Dio non fa mai la guerra: non ne ha bisogno, è Dio. Quando nel libro dell’Apocalisse si radunano i popoli nella vallata dell’Armagheddon pronti per fare l’assalto alla Gerusalemme celeste – quindi ci sono proprio gli schieramenti pronti per l’assalto finale – ad un certo punto sorge il Signore, e in un attimo spariscono tutti. C’è un Salmo molto bello, il Salmo 6, che dice “Signore, giudica chi mi accusa, combatti chi mi combatte, afferra i tuoi scudi e sorgi in mio aiuto, dì all’anima mi sono io la tua salvezza”. Capite? Noi crediamo poco nella difesa del Signore: quando Gesù dice “quando vi porteranno in tribunale non state a pensare alla vostra difesa, vi dirò io che cosa dire”. E’ vero, ecco perché dobbiamo avere l’audacia di annunziare il Vangelo, di dirlo in maniera semplice quando siamo all’interno delle nostre famiglie, delle nostre amicizie, parlare delle cose di Dio, elevare un po’ il nostro discorso, non solo dalla cintola in giù, ma qualcosa che vada al di sopra dello stomaco, dal cuore, dalla mente. Gesù dice “Ella ha compiuto un’azione buona verso di me”, è vero. Chiediti “cosa posso fare io per il Signore Gesù?”. Ma come, Gesù è morto, mica lo vedo. Ne sei sicuro? Cosa posso fare di buono per il Signore? Tante volte noi facciamo dei propositi per noi. Certo, li offriamo a lui, ma sono a nostro vantaggio. Che cosa puoi fare tu per Lui? Qualcosa a cui Lui tiene particolarmente, perché questo poi è. Quando io voglio fare qualcosa per qualcuno a cui tengo, non penso a quello che piace a me, penso a quello che piace a lui. E anche se io non metterei mai quel maglione ma a lui piace gli comprerò quel maglione, e glielo regalo per farlo felice. Bene, a che cosa è particolarmente legato il Signore? Che cos’è che lo rende particolarmente felice e contento? Che cosa di buono posso fare per Lui, a solo unicamente vantaggio Suo? Pensaci. E’ importante. Questo sarà l’impegno che dovrai prenderti, lo dirò poi alla fine. “I poveri li avete sempre con voi e potete far loro del bene” – Gesù è un ottimista: sicuramente che i poveri sono sempre con noi, perché sono coloro che ci permetteranno di avere le lampade accese. Vi ricordate quella parabola delle 10 vergini, 5 stolte e 5 sagge: le 5 sagge hanno comprato l’olio durante il loro tempo giusto dai venditori. Chi sono questi venditori da cui hanno acquistato l’olio e invece le vergini stolte hanno dimenticato di prenderlo? I poveri: se tu servi i poveri, i poveri ti apriranno il Regno dei cieli. Ci sono tante povertà nella nostra società: c’è sicuramente una povertà legata a uno status economico – sicuro, poi questa pandemia ha aperto ancora di più il divario, e ancora non è giunto il pezzo forte, aspettate il prossimo anno, perché finora, detto in maniera abbastanza diretta, ad esempio abbiamo il blocco dei licenziamenti ma appena potranno licenziare vedrete che colpo. Ma non è solo quello che mi preoccupa: a me preoccupa tantissimo la povertà della solitudine, tante persone sole, che il lockdown ha messo in uno stato di pre-morte, che tendono verso la morte. Penso alla solitudine di coloro che sono nella malattia fisica, psichica e spirituale, perché ci sono anche loro: a chi pensa, chi mai prega una volta alla settimana, ad esempio, per i tribolati spirituali, per coloro che magari per alcune loro mancanze, o deficienze, o scelte sbagliate nella propria vita hanno avuto a che fare con il nemico infernale, oppure che sono caduti nella sua rete, e lui come un ragno li sta avvolgendo. Chi si ricorda di loro? Chi prega per loro? Pensate ai peccatori – siamo tutti peccatori, dovremmo pregare per tutti noi, ma pensate a coloro che sono lontani dalla fede, che non conoscono il Vangelo, o che lo conoscono male, o che sono rimasti colpiti da una cattiva testimonianza, per cui hanno detto “se questo è il Dio dei cristiani io non credo più”. Pensate alla povertà molto grande dei preti soli, questi sacerdoti che magari si fanno in quattro per non in otto per servire 5-6 comunità, ma che poi quando arrivano a casa e chiudono la porta sono soli, soli magari con il carico esistenziale, di sofferenza nel cuore, nella mente, stanchi, molto stanchi, provati. Chi pensa a loro? Veramente a questi poveri noi facciamo del bene? Anche questa è una domanda a cui dovremmo dare una risposta. Ma Gesù è ancora più forte: “Ma non sempre avrete me”. Non sempre abbiamo il Signore: Egli è sempre con noi, “fino alla fine del mondo” – dice. Certo, Lui è sempre con noi, ma siamo noi che non siamo sempre con Lui. Lui è sempre alla stessa quota, ma siamo noi che non ci siamo. E dove siamo? Questo è il punto. Ci siamo nascosti, come Adamo, sentendo i passi di Dio nel giardino, ve lo ricordate? Ve l’ho già accennato: si nasconde perché era nudo e si vergognava. Quando tu non riconosci più l’amore di Dio, quando tu non credi più che Dio possa amarti, perdonarti, volerti bene, avere stima e affetto per te, quando tu pensi che neanche la comunità cristiana possa veramente accoglierti, quando tu non ti fidi più neanche di te stesso. Non sempre avrai Gesù, perché ti sei allontanato da Lui. E allora vaghi nel tuo incedere come Adamo dopo aver tradito il Signore. “Ho amareggiato colui che amo”: sono le lacrime di Adamo. E Gesù continua: “Ella ha fatto ciò che era in suo potere” – ecco la condivisione – “ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura”: un gesto profetico, un gesto capace di porre un punto di non ritorno. Nella nostra comunità mancano profeti, dobbiamo invocarli dallo Spirito Santo, è lo Spirito Santo che dà la grazia dei carismi (prima lettera ai Corinzi, capitolo 14). Dobbiamo invocare la grazia dei carismi. La profezia non è quel carisma che a un certo momento mentre sei in assemblea e stai facendo la Liturgia Eucaristica salta su una sul banco e si mette a profetizzare che don Giovanni diventerà vescovo. Ma il carisma della profezia è il discernimento, che per esempio un consiglio pastorale potrebbe fare aiutando il sacerdote a trovare strategie nuove che lo Spirito ha suscitato per annunziare il Vangelo ai lontani: questo è Spirito di profezia, l’evangelizzazione. “in verità vi dico” – e concludiamo – “dove sarà proclamato il Vangelo è già una buona novella per il mondo intero. In ricordo di lei si dirà quello che lei ha fatto”: il ricordo di questa donna ci rende particolarmente identitari. Il Vangelo è la memoria di lei, di quanto lei ha fatto, e Gesù si identifica con questa donna. Questa donna – e se noi saremo capaci di fare come lei – è il Vangelo vivente, il prototipo di ogni discepolo di ogni tempo. Ciò che lei fa è davvero il profumo di Dio, è la presenza di Dio. E il ricordo di lei, il nostro ricordo, è il Vangelo. E’ la buona notizia che l’uomo può finalmente amare come Dio, ed essere amato da Dio. Il Vangelo che voi annunzierete sarà il ricordo di lei, per stare in quello stesso amore, come lei ha amato: questo è l’augurio. Allora, come vi dicevo nelle altre sere, un invito spirituale e un’attività concreta: l’invito spirituale che vi faccio è di leggere il libro del Cantico dei Cantici. E’ un po’ impegnativo? Non è molto lungo, sono poi 8 capitoli. Ma leggetelo, è l’unico libro in cui il nome di Dio non si pronuncia, perché è detto “profumo versato”. Leggere il Cantico dei Cantici. Dove si trova il Cantico dei Cantici? Se voi avete una Bibbia andate all’indice, guardate e trovate la paginetta e lo leggete. Se avete la Bibbia nell’app del cellulare, è nell’Antico Testamento – i libri sapienziali – andate a leggere il Cantico dei Cantici. Ve lo gustate, con calma, ci vuole un’oretta, tranquilla, ve lo gustate, è poetico, ma parla dell’amore tra due sposi, due coniugi, è l’immagine della Chiesa con Dio, dell’anima con Cristo. Il Cantico dei Cantici ha aperto tutta una serie di interpretazioni interessanti di cui non possiamo fare a meno nel corso della storia della Chiesa. Quindi leggere questo, leggere e lasciarsi affascinare da questa Scrittura. E qual è l’impegno concreto? Scriviti dentro un biglietto: prendete un biglietto di carta, un cartoncino se volete, scrivete una frase, la frase di Gesù è: “Ella ha compiuto un’azione buona verso di me”. Che azione posso fare io per renderti felice, Gesù? Non deve avere nessun vantaggio per me. Non significa che a me fa pena e io non la farei mai, anche se poi vi accorgerete che facendola ovviamente c’è un riflesso positivo nella vostra vita, perché quando ti doni al Signore Lui ti ricompensa in modo straordinario, ma è il pensare, fare qualcosa per il Signore, farlo unicamente per renderLo felice. Che cosa si può fare per rendere felice il Signore? Ecco, è l’invito che vi faccio. Rileggete questo brano, leggete il Cantico dei Cantici, imparate ad assaporare la Scrittura e a scegliere di fare qualcosa per il Signore. Perché questa Pasqua dovrebbe essere diversa? Non solo perché c’è il Covid, ma perché il mio cuore finalmente si è convertito, perché finalmente ho scoperto la bellezza di appartenere al Signore, finalmente so che posso amare come Lui, per Lui, in Lui. E’ il mio augurio che faccio a ciascuno di voi.

Concludo con un anticipo: domani e dopodomani affronteremo due capitoli interessanti, non avete ancora il testo perché nella meditazione originaria dovevano esserci tre testi, ma in corso d’opera abbiamo messo anche il quarto e il quinto, facendola in questo modo di streaming. E forse è un bene. Vi chiedo per domani di portare ciascuno di voi un Vangelo, avere un Vangelo tra le mani, in modo tale da leggere insieme la Parola e spezzettarla insieme. Non ci sarà uno scritto se non quello del Vangelo, per far sì che la nostra vita possa essere un inizio che parta dalla Parola e finisca nella Parola, perché solo quella è quello che conta. 

Ed ora preghiamo insieme: Signore, noi vogliamo pregarti con una preghiera del cardinale Newman, una preghiera per me molto bella e molto cara.

Gesù, aiutami a diffondere ovunque il Tuo profumo, ovunque io passi.

Inonda la mia anima del Tuo Spirito e della Tua vita, 

invadimi completamente e fatti maestro di tutto il mio essere

perché la mia vita sia un’emanazione della Tua.

Illumina servendoti di me

e prendi possesso di me a tal punto  

che ogni persona che accosto possa sentire la Tua presenza in me.

Guardandomi non sia io a essere visto ma Tu in me.

Rimani in me.

Allora risplenderò del Tuo splendore

e potrò fare da luce per gli altri

ma questa luce avrà la sua sorgente unicamente in Te, Gesù

e non ne verrà da me neppure il più piccolo raggio.

Sarai Tu a illuminare gli altri servendoti di me.

Suggeriscimi la lode che più Ti è gradita,

che illumini gli altri attorno a me.

Io non predichi a parole ma con l’esempio

attraverso lo slancio delle me azioni

con lo sfolgorare visibile dell’amore che il mio cuore riceve da Te.

Amen

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

Una santa notte a ciascuno di voi.

I TESTI

3 Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4 Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: “Perché questo spreco di profumo? 5 Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei. 6 Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. 7 I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8 Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

Il brano è molto importante. C’è quasi uno stacco al versetto 2, che precede il nostro brano, dove c’è scritto che i capi dei sacerdoti e gli scribi volevano uccidere Gesù, ma non durante la festa. Se saltassimo “l’unzione di Betania” e passasimo direttamente al versetto 10, il discorso filerebbe benissimo, senza questa scena in mezzo.

La scena in mezzo è stata proprio gettata dentro così, probabilmente da Marco stesso di forza, interrompendo il racconto della Passione, dedicando un giorno intero – siamo al quarto giorno di Gesù a Gerusalemme, siamo a mercoledì – per dare il tono a tutta la passione. Tutta la Passione è da leggere nella chiave di lettura di questa scena. Questa scena è strana e anche scandalosa.

L’evangelista mette questa scena all’inizio di tutto, come se volesse dire: “questa è la cosa principale”. Gesù stesso la menziona per il futuro: quest’azione è bella, da ricordare e questa donna peccatrice (è una prostituta) è l’unica persona che fa qualcosa per Gesù, in tutto il Vangelo. Cosa vuol dire? in questo testo si dà l’anticipo di quel che farà Gesù sulla croce. Gesù farà questa opera bella, sarà Lui il profumo, il vaso che si rompe, il profumo di Dio che si diffonde nel mondo. Contemporaneamente questa donna farà quel che farà Lui Gesù , cioè lo ama con lo stesso amore. Quindi è una scena nuziale posta all’inizio del racconto della Passione per dire che, alla fine, se avrai capito, amerai anche tu Lui che ti ama così, sarai anche tu come questa donna che da prostituta diventa sposa. L’uomo è “prostituto” perché si vende ad altri e finalmente trova lo Sposo, trova chi amare, trova il suo Signore da amare con tutto il cuore, per la prima volta dopo aver contemplato la Passione.

Il brano è strutturato su due categorie di persone contrapposte:
da un parte c’è Gesù e questa donna, questa donna che tace e Gesù parla per lei e fanno un personaggio unico. Gesù è l’interprete di questa donna, quel che fa questa donna;
dall’altra parte tutti gli altri, i nemici di Gesù e gli apostoli compresi.

C’è una netta distinzione di personaggi. Da una parte la donna e Gesù, soli, di contro, tutti gli altri. A queste due categorie di persone, corrispondono due modi di agire, due economie: L’economia del calcolo e l’economia del dono. Questa donna dona tutto. Gli altri : Giuda per denaro lo vende e lo compra; con denaro i nemici se ne impadroniscono e i discepoli fanno i loro calcoli su questo profumo: perché tanto spreco? Trecento danari ai tempi che corrono sarebbero utili. Quindi, due economie diverse: quella del dono e quella del possesso.

Ci sono due serie di verbi che esprimono le due economie: da una parte c’è impadronirsi, inganno, uccidere con tumulto; è l’economia di questo mondo: ci si impadronisce con danaro tra l’altro, con inganno per uccidere e, in mezzo, ci sono sentimenti di irritazione, si freme e si dà fastidio; questo da una parte. Più o meno la storia umana si potrebbe sintetizzare tutta in questa frase : impadronirsi, con inganno, per uccidere, con sentimenti di fastidio; nuocere un po’, irritarsi. E il mezzo per comprare e vendere e uccidere: è il danaro, l’economia, quel che conta. Quindi, rappresenta l’economia dell’uomo, l’economia del possesso. Dall’altro l’economia di Dio che è il dono espresso da tanti altri verbi : il vasetto, d’alabastro, che si rompe, il profumo, che si effonde, è prezioso, l’opera bella, il Vangelo, i poveri li avete sempre con voi, ecc.

In profondità ancora tutto il brano è strutturato su due odori:
siamo in casa del lebbroso, quindi l’odore della carne che si disfa, l’odore della morte,
dall’altro il profumo, questo profumo che invade tutta la casa del lebbroso. Quindi due modi di agire, due modi di pensare, due categorie di persone e due odori.

È importante l’odore, perché è superiore a qualsiasi intelligenza, si sente subito. È il principio della conoscenza tra gli animali, che non sbagliano. Anche per l’uomo la conoscenza più fine è il fiuto. E qui ci son due odori ben diversi: il profumo e la lebbra, l’odore di vita e l’odore di morte.

3 Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo.

La scena avviene a Betania: “la casa del povero”, è la nostra casa di poveri in cui entra il Signore della vita. Addirittura nella casa di Simone il lebbroso. Nella nostra casa c’è la lebbra, cioè abita la morte; Lui entra. Sarà il significato della sua Passione.

Dove va il Signore con la sua Passione? Entra nella nostra casa di poveri, entra addirittura nella nostra morte che è la casa fondamentale dell’uomo, dove tutti stiamo di casa alla fine. Lui entra. Entra lì dove c’è puzza di lebbra e la lebbra è la morte anticipata e visibile, la carne che si disfa, quindi è l’anticipo di ciò che sarà. Lui entra e addirittura si sdraia a mensa, mangia del nostro banchetto, partecipa con noi lebbrosi e in questo succede una scena inimmaginabile: una donna, simbolo della vita. Le donne giocheranno un ruolo fondamentale durante la Passione; troveremo le donne anche al finale del Vangelo che vanno per far la stessa scena, vi ricordate al sepolcro, ma sarà inutile, perché Lui è risorto.

Questa è la scena da contemplare. Il protagonista è il profumo, in ebraico profumo richiama la parola “nome”; profumo è il nome e il Cantico dei Cantici dice che il nome di Dio è “profumo versato” ( Ct. 1,2 ). Perché profumo? Il profumo di sua natura si dona, non si nega a nessuno, è piacevole, contrario della puzza. Lo avverti anche nelle tenebre, è presenza, è gioia, è dono, è il simbolo di Dio.

 

Questa donna cosa fa? Fa un gesto incomprensibile, che sarà quel gesto che farà Gesù sulla croce: rompere il vaso, il suo corpo e donare la sua vita per noi, che è il segno massimo di amore, donare il suo spirito.

La presenza del suo amore ormai è più grande della vita e della morte. La sua vita donata per noi è il suo corpo rotto da cui si effonde il profumo, dove si vede la presenza di Dio. Questa donna fa quanto ha fatto Lui. Rompendo questo vasetto lei esprime tutto il dono di sé, e magari era anche frutto guadagno non onesto, strumento di lavoro. Non importa: una volta donato diventa profumo!

Questa donna è imita Lui, dà tutto. È la Sposa, imita il suo Sposo. Il suo gesto lo fa essere veramente nelle sue qualità di Cristo: Messia, Salvatore, Liberatore, Sacerdote. Come a dire che quando lo amo così come Lui mi ama, Gesù è davvero per me il Signore, il Salvatore, il Sacerdote in comunione con Dio. Altrimenti so che è così, ma non è ancora per me.

Quindi il gesto di questa donna è la porta d’ingresso in Dio che fa pure lo stesso gesto. Cioè, il gesto folle di questa donna è lo stesso di Dio, è lo specchio perfetto. Davanti a questa scena c’è l’irritazione di tutti gli astanti, che sono poi i discepoli.

4 Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: “Perché questo spreco di profumo? 5 Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei.

Immaginate la scena, che cosa fareste voi vedendo la scena? I discepoli sono irritati : “A che pro?” Ecco chi non capisce questo spreco, non capisce nulla del Vangelo. Perché guardare la Croce? a che pro questo spreco? Perché è morto in Croce? Non bastava fare un decreto: “tutti salvi”, firmato Dio, firmato Cristo? Perché questo spreco? È solo questo spreco che mi rivela chi è Dio e chi sono io, senza questo spreco non c’è nulla. C’è solo il calcolo, la morte, la lebbra.

Se uno non capisce questo spreco, non entra nella vita. La vita è questo spreco. Che interesse c’è a dar la vita? Che interesse c’è ad amare? È il fine di tutto, non è un interesse. È puro spreco ed è questo spreco che è bello e che dà la vita, il calcolo dà solo la morte. L’economia di vita è questo profumo, è questo spreco che vedremo sulla croce, Dio che dà se stesso, senza misura, se no, non è Dio; se anche Lui calcolasse sarebbe come noi; e noi stessi non siamo noi stessi se non quando diventiamo come questa donna che entra nell’economia dello spreco, del gratuito, l’economia della vita. E i discepoli han fatto il conto: si poteva vendere. Sono nell’economia del comprare e vendere : trecento danari. Trecento danari son il salario di un anno, è una vita che c’è dentro in questo vasetto. E darli ai poveri: l’ha detto Gesù che bisognava aiutare i poveri, aiutiamo i poveri.

Che economia hai dietro? Perché loro pensavano: adesso arriviamo a Gerusalemme, trecento danari son trecento salari per un giorno, è buono; si sarebbero potuti dare a trecento poveri e avrebbero avuto attorno una mezza corte di gente; in quel momento in cui stava per iniziare il Regno di Dio, era importante avere gente che stesse loro intorno per la fama, per i sondaggi e altro ancora.

Basta un bastone in mano e si prende il potere. Gli apostoli facevano il calcolo ormai di prendere il potere e senza soldi non si ha il potere; più ne hai, meglio è. E se lei proprio avesse voluto fare un’opera buona per Gesù, avrebbe potuto dare i soldi e così i poveri sarebbero stati con loro. Capite, addirittura strumentalizzare i poveri per averne un vantaggio!

6 Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me.

Perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me.” È l’unica opera bella di tutto il Vangelo che fa una persona. Un’altra volta, lo si dice di Gesù quando fa udire i sordi e fa parlare i muti e basta. Qui, è l’opera bella per eccellenza e la bellezza è quella bellezza nella quale Dio ha creato il mondo. E Dio ha creato il mondo così, in questo spreco, in questo amore.

Questa donna è la prima che lo vive, è la prima che è come Dio, che sa amare come è amata. Questa è l’opera bella. Questa donna ha capito questo amore assoluto per Lui, che è lo stesso amore che ha Lui per noi. Il comandamento “Shemà Israel” è proprio questo, ama con tutto il cuore, perché Dio ti ama con tutto il cuore.

Sulla croce, Dio in Gesù ci ama e sarà lì che anche noi potremo amare allo stesso modo. Questa scena è l’anticipo effettivo di quello che capiterà leggendo il Vangelo, arriveremo ad essere come Dio, capaci di amare così.

7 I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8 Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

Ecco, i poveri li abbiamo sempre con noi, come Lui sarà sempre con noi e sarà sempre con noi come povero e ogni volta che lo facciamo a loro, l’abbiamo fatto a Lui. Ora, però, è Lui il povero che sta andando a dar la vita. E verso di Lui questa donna ha fatto tutto quello che poteva. Come verso i poveri non è che bisogna dar l’elemosina, anche forse.

L’amore non dà l’elemosina a nessuno. Non è che al marito, alla moglie, ai figli date l’elemosina o alla persona che amate date l’elemosina, è qualcos’altro. Quindi si salta dalla logica dei poveri ai quali si dà l’elemosina, a quella dell’amare il Signore con tutto il cuore come Lui ci ama, e dell’amare così i fratelli, i poveri.

E cosa si fa? Si fa tutto quello che si può, per la persona che ami. Quindi, si rompe un certo tipo di logica e, poi, Gesù dà un’interpretazione precisa del gesto al versetto 8° e dice che lei ha anticipato di profumare il suo corpo per la sepoltura, perché la stessa scena si verificherà alla fine del Vangelo, quando le donne vanno per ungere il corpo, ma non lo trovano. Cosa vuol dire? Questa donna lo fa due giorni prima come per preannunciare che è inutile andare dopo, perché dopo sarà risorto.

Cosa vuol dire? Vuol dire che dove c’è questo amore c’è già l’annuncio della Resurrezione, è già vinta la logica di morte, è già annuncio di Resurrezione questo amore, perché dopo è inutile, non è morto dopo, è risorto.

9 In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

Mentre il Vangelo è la memoria di Gesù, Gesù vuole che vi sia un’identità: il Vangelo è la memoria di lei, di quanto lei ha fatto. Gesù si identifica con questa donna, questa donna è il Vangelo vivente, il prototipo di ogni discepolo di ogni tempo. Ciò che lei fa è davvero il profumo di Dio, è la presenza di Dio. E il ricordo di lei è il Vangelo, è la buona notizia che l’uomo finalmente può amare come Dio. Il Vangelo che voi annuncerete sarà il ricordo di lei, per stare in quello stesso amore come lei ha amato.

Gesù, aiutami a diffondere ovunque il tuo profumo, ovunque io passi. Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.

Invadimi completamente e
fatti maestro di tutto il mio essere perché la mia vita
sia un’emanazione della tua.

Illumina servendoti di me
e prendi possesso di me a tal punto che ogni persona che accosto
possa sentire la tua presenza in me. Guardandomi, non sia io a essere visto, ma tu in me.

Rimani in me.
Allora risplenderò del tuo splendore e potrò fare da luce per gli altri.
Ma questa luce avrà la sua sorgente unicamente in te, Gesù,
e non ne verrà da me
neppure il più piccolo raggio:
sarai tu a illuminare gli altri servendoti di me.

Suggeriscimi la lode che più ti è gradita, che illumini gli altri attorno a me:
io non predichi a parole
ma con l’esempio,

attraverso lo slancio delle mie azioni, con lo sfolgorare visibile dell’amore che il mio cuore riceve da te.
Amen.

(John Henry Card. Newman)