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Esercizi spirituali 2021 – Quinta meditazione

IL DESIDERIO SI FA ANNUNCIO – IL MANDATO DELLA COMPASSIONE (Gv 20,19-23)

Carissimi, siamo giunti al termine del nostro corso di esercizi spirituali. Siamo giunti alle porte della grande festa della solennità dell’entrata di Gesù a Gerusalemme. Abbiamo voluto contrassegnare questi nostri esercizi spirituali con il termine “Passione di Cristo, Passione degli uomini: la compassione”. Abbiamo fatto dei passi insieme, abbiamo visto come vi è una compassione che è quell’amore che si dona a te, cioè una compassione esistenziale che è Gesù. Gesù è il desiderio sfamato. E abbiamo visto come nella moltiplicazione dei pani e dei pochi pesciolini Gesù ci fa passare dalla memoria dell’insufficienza al ministero della condivisione. Poi abbiamo visto come la compassione diventa orante, intercessione, abbiamo visto questo cieco (“Cosa vuoi che io faccia per te” – dice Gesù. “Rabbunì, che io riabbia la vista”): ecco la compassione, il desiderio intercettato; l’amore non solo condivide ma intercetta ciò che maggiormente ci tocca. Poi, andando avanti nel nostro discorso, abbiamo visto la compassione che si fa sempre più desiderio donato, abbiamo visto come questo amore diventa un profumo che testimonia a tutti quanto tu vali per me. Questo desiderio, questa compassione donata diventa promessa (ed è stato il quarto appuntamento, ieri) perché è la compassione vitale, l’annunzio di Pasqua: siamo noi i risorti se con Lui, di Lui, per Lui viviamo. La Resurrezione che abbiamo visto non solo ci dice qualcosa di fondamentale per la storia di Gesù ma diventa l’unico metro di giudizio, di senso e di valore della nostra vita. Noi non siamo dei buoni cristiani: noi siamo dei risorti, figli della Risurrezione, figli del Dio della vita. E allora la nostra Pasqua è sciogliersi, rompere, spezzare tutto ciò che ci conduce alla morte: ecco la Pasqua. 

Oggi è l’ultimo appuntamento. Abbiamo visto tre episodi della vita di Gesù, abbiamo visto il quarto – la Risurrezione, non potevamo non parlare dello Spirito, sempre all’interno della grande Risurrezione di Cristo – che diventa la nostra risurrezione. Facciamo un piccolo approfondimento, ma molto molto importante, potremmo dire quasi una sintesi. Troverete tutte queste meditazioni con tanto di più di quanto ho detto in queste nostre dirette scritte: è un modo anche per approfondire; ma quello che mi importa è avere chiari alcuni tratti fondamentali che questa sera voglio sintetizzare e quasi donarvi. Siamo non più nel Vangelo di Marco (che ci ha accompagnato fino alla quarta meditazione) ma concludiamo con il Vangelo di Giovanni. Siamo al capitolo 20, dal versetto 19 al versetto 23: sei versetti, e ne avremo a sufficienza. Giovanni – l’ultimo evangelista che trovate nei Vangeli- capitolo 20 – penultimo capitolo che viene presentato – dal versetto 19 al versetto 23. Gesù è morto, Gesù è già apparso a qualcuno, siamo qui nell’alba della Risurrezione, Maria Maddalena l’ha visto davanti al Sepolcro, e in teoria viene mandata dal Signore a portare il lieto annunzio: che Cristo è risorto. Maria di Magdala andò ad annunziare ai discepoli – così si conclude il versetto 18: “Ho visto il Signore” e ciò che le aveva detto. Così si conclude il versetto 18 del capitolo 20. Vediamo ora quello che tocca a noi. 

Lettura del brano di Vangelo

Ecco, abbiamo già altre volte affrontato questo tema, questo brano: vi ricordate quando abbiamo parlato l’anno scorso proprio del Vangelo di Giovanni. Quindi non mi soffermo tanto sull’esegesi del testo come abbiamo già fatto altre volte, ma vorrei che rispondessimo a questa domanda: “cosa significa concretamente vivere una Pasqua diversa, vivere da risorti?”. Se è vero che la Risurrezione di Cristo è la mia risurrezione, qual è la tomba dalla quale io risorgo? Quali sono le porte che Gesù infrange? Qual è la novità della mia esistenza? Allora guardiamo questo testo, versetto per versetto. 

Versetto 19, “La sera di quel giorno, il primo della settimana”: ebbene, è interessante perché il capitolo 20 inizia, nel versetto 1 “Il primo giorno della settimana”. Allora, il capitolo 20 versetto 1 inizia con l’alba, qui siamo a sera. E’ il tempo della sera: la sera è sempre un tempo molto particolare, è il tempo che precede la notte, è il tempo dove le persone cominciano a ritirarsi, a fare ordine per prepararsi ad affrontare il riposo, ordinariamente – poi è vero che a volte si lavora anche di notte, la sera è quella che conclude una giornata lavorativa e prepara il riposo notturno. La sera è anche il tempo di riflessione del tempo che è trascorso, di come hai speso il tuo tempo. Si dice che la morte, ad esempio, è la sera della vita, cioè è il momento in cui tu fai un certo bilancio. Ecco, Gesù entra all’interno del nostro bilancio. 

“Mentre le porte del luogo dove si trovavano erano chiuse”, è importante questo: Gesù entra a porte chiuse. Nella sera del tuo bilancio, nel bilancio della tua vita, della tua giornata ci sono delle porte chiuse, c’è qualcosa che tu hai messo per custodirti o per difenderti da ciò che è esterno.

“Per timore dei Giudei”: al momento del bilancio della giornata, della tua vita vi è una porta chiusa che ti vuole difendere perché dentro c’è qualcuno che è terrorizzato, che ha paura. E quando uno ha paura non comprende più nulla, non vuole saperne più nulla di ciò che è esterno, deve trovarsi una nicchia, una noce dentro la quale ripararsi per paura. Quando eravamo bambini, ad esempio, e avevamo paura ci piegavamo completamente su noi stessi e portavamo le mani sugli occhi, quasi per sparire. Ecco, chi ha paura vuole sparire dalla realtà, non vuole che gli altri si accorgano che lui esiste, che lui c’è, ha paura degli altri, ma vuole sparire anche da se stesso, ha paura di se stesso, di ciò che lui è, di ciò che lui porta. La paura è una rabbia, è un urlo senza voce. Interessante, in un momento di vita, di Risurrezione inaspettata ci viene presentata una scena dove coloro che proprio erano i testimoni in tre anni di vita pubblica del Signore Gesù si ritrovano insieme non perché si vogliono bene, ma semplicemente perché sono potremmo dire corresponsabili di ciò che è successo e si ritrovano chiusi per timore dei Giudei, hanno paura di fare la stessa fine di Gesù. Hanno paura di farsi vedere. E’ importante questo ricordarselo. Perché, vedete, all’inizio del nostro cammino abbiamo parlato della credibilità: noi non vogliamo una Chiesa, una comunità cristiana potente, noi vogliamo una comunità cristiana che sia credibile, una comunità cristiana capace di non avere paura, e di avere le porte aperte. Vi ricordate il grande san Giovanni Paolo II? Che all’inizio del suo pontificato disse quella frase che divenne il suo motto: “Spalancate la porte a Cristo”. Spalancate! Quante volte le nostre porte sono sigillate? Non parlo delle porte chiuse di un edificio, parlo dell’accoglienza della nostra comunità. Le nostre comunità non sono accoglienti, non è un luogo accogliente; spesso chi viene da fuori non respira una fraternità. Io continuo a insistere su questo tema, perché guardate che il Vangelo passa da lì. Perché come possiamo testimoniare che esiste Dio che è Padre, che ama tutti i suoi figli, che noi siamo fratelli pur avendo storie diverse. Se fra di noi giochiamo a chi fa le scarpe per primo, se fra di noi manteniamo delle distanze non per motivi sanitari (come è stato imposto adesso per questo drammatico virus) ma quelle distanze legate a un “non mi interessa, non voglio farmi coinvolgere, non spetta a me, non voglio essere toccato, non ti conosco”. Per cui succede che tu sei a Messa in un banco ma che tu sia da solo o che ci siano 200 persone con te non te ne accorgi neanche. E questo non funziona, per questo il Signore ci chiama a convertirci per costruire una fraternità, una relazione dove ci si saluta, ci si conosce, si prega gli uni per gli altri. Gesù entra in questo bilancio. Perché noi tendiamo sempre più a fare Caino che Abele. E vi ricordate che Gesù dice a Caino “dov’è Abele tuo fratello?”. E lui risponde “sono forse il custode di mio fratello?”. L’ho già detto: sì, Caino, sei il custode, noi siamo i custodi gli uni degli altri. Guardate che questa custodia è un atto di carità. Io posso dire al mio fratello “guarda che questo tuo atteggiamento non funziona” se prima gli ho dimostrato che lui mi interessa, che io non voglio niente da lui, che io non voglio assolutamente nessun vantaggio dalla relazione con lui. Ma solo con un amore gratuito io ti dico “mi interessi”. Guardate che questo linguaggio qui della gratuità è il linguaggio unico che noi possiamo usare per esempio per trasmettere la fede ai giovani, i quali hanno un sentore particolare: che comprendono immediatamente se tu vuoi un vantaggio da loro, se tu li vuoi usare in qualche modo, anche per fini buoni. Tu devi amare gratuitamente, perché Dio ama così. Perché se Dio ci amasse aspettando da noi la nostra risposta perfetta starebbe dov’è. Questo non significa che è tutto concesso, no, non c’entra niente: è possibile la conversione dei nostri costumi, del nostro agire che non è sempre secondo il cuore di Dio. Certo, ma per attuare una correzione fraterna ci deve una fraternità prima, ci deve essere una volontà, una confidenza che mi fa dire “mi interessi, ti voglio bene. E perché ti voglio bene ti chiedo di essere autentico a questo bene”. 

“Gesù venne”: Gesù viene nel nostro bilancio di vita. Gesù non è la dea bendata, Gesù non ti aspetta al varco. Gesù viene per dare un senso al tuo bilancio e per spezzare la tua paura. “Gesù venne”: stette in mezzo. Certo, Gesù sta in mezzo. Gesù è il perno. Gesù è il cuore di tutto. Allora ti puoi domandare “ma è veramente così?”. Giuda se l’è venduto per 30 denari, Pietro l’ha rinnegato per paura, Giovanni è scappato via nudo, Caifa l’ha venduto per salvarsi il posto, Pilato per non avere problemi con il popolo l’ha dato in pasto ai suoi aguzzini. Quanto vale per te Gesù? E’ solamente un’idea? E’ solamente una virtù? E’ solamente un valore? E’ una memoria di qualcosa che ti hanno dato i tuoi nonni? Quanto vale per te Gesù? Non solo chi è Gesù, ma quanto vale per te. Cioè, in che rapporto sei con il Signore Gesù? Lui sta in mezzo. Perché sta in mezzo? Perché tutti dobbiamo guardare Lui. Perché solo guardando Lui tu diventi cristiforme ci siam detti ieri, cioè capaci di essere come Lui. “Non sono più io che vive ma Cristo che vive in me”. San Francesco era chiamato ‘alter Christus’ non solo per le sue ferite delle stigmate, ma proprio per questa sua fraternità genuina. Si può dire lo stesso di te? Certo, non siamo dei santi, siamo tutti dei peccatori, però qualche passo in più possiamo farlo. 

“Stette in mezzo e disse loro”: Gesù parla, Gesù non è un fantasma. Anche in altri brani abbiamo visto come Gesù mangia dei pesci, spezza il pane, Gesù non è un fantasma. Lo ripeto, Gesù non è un fantasma. E lo dico a molti cristiani che si fermano alla tomba chiusa, o alla tomba vuota. Ma non fanno il salto di credere che Gesù è vivo. E’ realmente vivo. E’ vittorioso. E’ Colui che può realmente cambiare la tua vita. Dice che cosa? “Pace a voi”. “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”: la pace, essere costruttori di pace, faticare per la pace, impegnarsi per la pace. Non solo per la pace dell’umana società, ma per la pace in se stessi. Noi lo diciamo sempre nell’Agnus dei: “Dona a noi la pace”. Quella pace che solo Cristo può dare: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace”. E qual è il primo orientamento del costruttore della pace? Attenti alla preghiera che il sacerdote dice nella Messa riguardo la pace: “Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi apostoli ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’, non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa, e donaci unità e pace secondo la tua volontà”. Allora, per costruire la pace incomincia a non guardare il peccato del tuo fratello, cioè non significa giustifica tutto, significa non condannare, non guardare il peccato ma guarda alla fede, cioè cerca di vedere il tuo fratello come lo vede Dio, cerca di avere lo sguardo di Dio. Ve l’ho già detto nell’altra meditazione: guardare dove Dio guarda. E guardare come Dio guarda. E Dio guarda con la fede. Fede piccola, fragile, con fiducia, con benevolenza. Non uno sguardo arcigno, aggressivo, cattivo, polemico, maligno, non uno sguardo geloso, invidioso, impuro, ma uno sguardo benevolo. Come la Madonna: bellissimo lo sguardo di Maria. Lo sguardo è straordinario. Io rimango sempre molto colpito: nel nostro giardino del convento ci sono molti alberi da frutta, ci sono diversi fiori che sorgono qua e là, e poi c’è parte del giardino che ha questi piccoli fiori azzurrini che una volta erano chiamati – almeno così io li ricordo – gli occhi della Madonna: piccolini, azzurrini, fanno quasi un manto. Ecco, saper che la Madonna ti guarda con quegli occhi belli, azzurri nel senso non di colore azzurro ma tanto uno sguardo celestiale, come Dio ti guarda. Perché colei che era stracolma di grazia, che è l’Amata da Dio, ama come Dio ama, guarda come Dio guarda. Ma anche tu sei amato da Dio. E allora perché non guardi il tuo fratello con questo sguardo? La pace, ‘pace a voi’. E i discepoli gioirono al vedere il Signore: certo, perché quando c’è luce il tuo cuore si rasserena. I discepoli gioiscono: è una gioia reale. Ma tu sei contento di andare a Messa? Sei contento di ricevere i sacramenti dell’Eucaristia, della Confessione? Sei contento quando puoi pregare? O la preghiera è una delle tue tante cose da farsi? Sei contento di stare con i fratelli? Perché sono tutte quelle realtà dove passa il Signore. Sei contento nel leggere la Sua Parola? Ecco, ho citato alcuni ambiti. Il cristiano – diceva Piergiorgio Frassati – non è uno che vivacchia, ma che vive la sua fede, nella contentezza. Sempre, l’Arcangelo Gabriele va da Maria e le dice “Kaire” – rallegrati – “perché il Signore è con te”: lo ripetiamo 150 volte nel Rosario, perché noi siamo testoni, ci dimentichiamo. Il Signore è con te, fratello: ecco perché liturgicamente c’è questa bella espressione ‘il Signore sia con voi’. E’ un esortativo. Sia con voi: e allora gioisci, sii felice, sii forte. Non perché sei un fenomeno, ma perché Dio è con te. 

“E Gesù disse loro di nuovo ‘pace a voi’”: glielo ripete due volte. Perché l’uomo necessita la ripetizione per imparare. Pace a voi, pace a voi. E poi “mostrò loro le mani e il fianco”, interessante: Gesù mostra le mani e il fianco, cioè mostra i segni della passione. Cosa significa questo? Significa che la fede non toglie lo scandalo della Croce, ma significa che da condanna rimane ferita trasfigurata. Tutti noi abbiamo delle ferite: ferite legate alle nostre scelte – a volte sbagliate, a certi legami – sbagliati, ma anche ferite che ci hanno colpito – ferite d’abbandono, ferite di rigetto, tante ferite della nostra vita, legate al nostro mondo famigliare ad esempio, ma anche ferite che hanno colpito la nostra fede con la cattiva testimonianza magari di qualche sacerdote, di qualche religioso, di qualche testimone della fede che in realtà ha testimoniato un volto demoniaco di Dio e non d’amore. Queste ferite possono essere trasfigurate. Trasfigurate, amici miei. Noi non dobbiamo rinchiuderci nelle nostre ferite, ma metterci nelle ferite di Cristo, ‘intra tua vulnera absconde me’, cioè ‘ dentro le tue piaghe nascondimi’, perché il nemico non possa più farmi del male, perché dentro quelle piaghe io capisca quanto amore tu hai dato per me. Quando guardiamo il Cristo Crocifisso, nei tanti crocifissi che abbiamo nelle nostre case, noi non possiamo, non dobbiamo dimenticarci che quello è il segno del nostro peccato che ha necessitato la morte del figlio di Dio, ma soprattutto celebriamo l’amore che Dio ha avuto per ciascuno di noi. E il fatto che noi abbiamo il Cristo Crocifisso in questo abbraccio eterno significa che sempre, sempre, c’è la possibilità del ritorno, perché tutti hanno il sacrosanto diritto di ricominciare nella misericordia. Tutti hanno il sacrosanto diritto di essere perdonati. 

“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”, eh già: come hai sperimentato la misericordia di Dio, come hai sperimentato la compassione di Dio per te, adesso sei chiamato a fartene banditore. Sii misericordioso come il Padre tuo. Sii compassionevole come il Cristo. 

“Detto questo soffiò”: ‘soffiò’ è un gesto molto bello, importante, è il segno del dono dello Spirito Santo, è l’alito di vita. Come Dio nella Genesi soffia sul corpo di Adamo per dargli vita così Gesù soffia su di noi per darci nuova vita, è la vita dello Spirito.  “Ricevete lo Spirito”, lo Spirito Santo. La Pasqua non è solamente un punto di arrivo, è anche un punto di partenza. Il punto reale di arrivo è la Pentecoste – 50 giorni dopo la Pasqua – che non conclude ma invia. Chi ha vissuto la Passione di Cristo, ha vissuto e celebrato la Risurrezione di Cristo, la Sua Ascensione al cielo, viene inondato di Grazia dallo Spirito perché possa portare a tutto il mondo quell’annunzio di salvezza. Cristo è risorto dai morti, la morte è stata sconfitta, il demonio ha perso, il peccato è stato perdonato. Il peccato è stato perdonato. Ci sono peccati di cui non ti perdoni? E’ importante riconoscere i propri peccati: non si tratta – ve lo ripeto per l’ennesima volta semplicemente – di fare l’elenco di cosa hai fatto, ma è importante avere consapevolezza che il mio agire non è indifferente, nel bene e nel male. La mia vita è talmente preziosa che io non posso assolutamente sprecarla. Vi ricordate il Vangelo di Matteo al capitolo 25? Il giudizio universale. Guardate l’agire dei primi e dei secondi. Nel bene e nel male. Gli uni hanno ricevuto il premio, gli altri la pena eterna. Perché? “Qualunque cosa avete fatto ai miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”: qualunque cosa, nel bene e nel male. Innanzitutto guarda te stesso, guardati con lo sguardo di Dio. Chiediti realmente: ci sono cose che hai fatto, che sai di aver fatto ma che non hai mai confessato? Vi porto qualche esempio, sono esempi molto radicali – perché di solito si  predica quello generale, più grande sotto al quale poi ci sono tutti gli altri: hai mai confessato se hai mai fatto qualche atto legato alla magia, all’esoterismo, all’occultismo, alla superstizione? E’ un peccato contro la fede. Sei mai andato dai maghi, dai cartomanti? Credi all’oroscopo? Hai mai usato del nome di Dio per fare del male? Hai mai abusato della tua autorità? Del fatto che qualcuno potesse fidarsi di te? E gli hai creato una ferità? Hai mai parlato così male di una persona da togliergli la dignità? Da impedire a questa persona di presentarsi più in pubblico? L’hai uccisa con le tue parole? Hai detto il falso? Hai testimoniato il falso? Sei stato menzoniero? Hai tradito il tuo partner? Hai abortito una vita che Dio ti aveva donato? Sei stato ingiusto nell’amministrazione economica? Hai sottratto denaro che non era tuo? Sei stato invidioso, geloso, tanto da dover quasi mettere non solo in cattiva luce ma trasformare l’immagine dell’altro agli occhi di un terzo? Hai preso l’Eucaristia in peccato mortale senza esserti confessato prima? Sei legato alla pornografia? Commetti l’impurità e non la confessi in modo semplice senza grossi problemi? C’è qualcosa di cui non ti perdoni? C’è qualcuno a cui non perdoni? Ecco, lo Spirito santo deve discendere sopra ciascuno di noi per convertirci, siamo tutti dei poveretti. Io però voglio spezzare una lancia verso di noi peccatori – lo ripeto con forza, con questo slogan: tutti, ma proprio tutti – anche tu che pensi di non essere degno di tanto – tutti hanno il sacrosanto diritto, sancito da Dio, di ricominciare nella misericordia. Ma è necessario ripartire nella misericordia. Non guardando il peccato ma la fede. Credo Signore che tu puoi guarirmi, credo Signore che tu puoi salvarmi, credo Signore che tu puoi liberarmi, credo Signore che tu puoi darmi la vita, credo che tu Signore puoi spezzare questo legame iniquo. Ecco, Gesù dice “coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati”: qui c’è tutto il mistero della Grazia sacramentale della Confessione, sicuramente. Qui i discepoli diventano i ministri della Riconciliazione. Qui diventano Ministri del perdono, Ministri della misericordia di Dio. Però guardate che c’è anche un compito, potremmo dire quasi uno stile tipicamente del cristiano ordinario, laico: il perdono. Vi ripeto, è molto legato il perdono all’accoglienza in comunità. 

E qui faccio la sintesi: perché concludo con questo brano del Vangelo? Perché è un auspicio che faccio a me e a voi: vivere questo momento di Quaresima alle porte della Settimana Santa nel perdono. Fare esercizio di perdono. Il perdono è quel pane condiviso che sfama il nostro desiderio. Il perdono è – e l’abbiamo visto nella prima puntata – la compassione vita, perché il perdono è Gesù Cristo. Il perdono è il pane che sfama. Secondo: il perdono è il desiderio intercettato, perché? Perché il fratello è più importante di qualsiasi conflitto. ‘Quando ti presenti a celebrare, se ti ricordi lì che, mentre porti la tua offerta, qualche tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta, vatti a riconciliare e poi torna, avrai acquistato tuo fratello’: ecco, il pane che sfama nella condivisione del perdono. Dobbiamo elargire perdono, dobbiamo acquistare i nostri fratelli, intercettare coloro che si sentono esclusi dal nostro perdono, e pregare perché anche noi possiamo ottenere il perdono; diffondere, come il buon profumo di nardo, il perdono ovunque. “Maestro fa – dice san Francesco – che io non cerchi tanto di essere perdonato quanto di perdonare”. Essere uomini e donne di riconciliazione, non di guerra, non di lotta, non di divisione e discordia. Di riconciliazione. Non solo, il perdono è la vita del risorto, perché se sei risorto significa che non c’è morte – compresa quella del peccato, dell’ingiustizia, della fraternità infranta – che non possa essere una vita che ritorna a vivere. Vita di vita. Una vita risorta. Il perdono è il pane che sfama, il perdono è l’intercettare il fratello, riacquistare il fratello, il perdono è il buon profumo di nardo che viene versato sul Cristo e su tutta la comunità, il perdono è il segno del Risorto fra noi, il perdono è il mio mandato. Il perdono è la mia missione. Abbiamo bisogno di cristiani che sappiano annunziare la riconciliazione. E adesso non voglio fare la descrizione dell’enciclica ‘Fratelli tutti’ di Papa Francesco, ho sentito di tutto e di più su questo povero Papa. Faccio questa battuta: tutti coloro che criticano il Sommo Pontefice cercando di difendere la sana dottrina cadono nell’errore di Lutero e fanno lo stesso identico errore di Lutero, il quale per difendere la sana dottrina è arrivato a staccarsi dalla Chiesa, a rompere l’unità, a dare del satanasso al Sommo Pontefice, a perdere i Sacramenti, a sciogliersi dal sacerdozio e quindi a vivere fondamentalmente da dissociato dalla vera fede che lui avrebbe voluto difendere. Non entro in merito, però guardate che il richiamo a una fraternità legata al perdono vicendevole in una società come la nostra dove se ci si può scannare gratuitamente lo si fa è urgente. Noi non pensiamo a noi, ma guardate i ragazzi: ve li ricordate le notizie delle bande che si scannavano e mettevano il video su youtube? Avete presente tutta quell’aggressività repressa? Avete presente tutta quella violenza? Da dove l’hanno imparata quei ragazzi? Quando un bambino di 8-10 anni accoltella un altro ragazzino di 11 anni, dove l’ha imparata quella violenza? Da noi adulti. Non ci siamo resi conto che noi adulti a furia di fare i ragazzini non abbiamo dato nessun filtro, nessun filtro. Ecco perché noi dobbiamo convertirci sulla riconciliazione, noi dobbiamo essere costruttori di pace se vogliamo dare speranza, se vogliamo costruire qualcosa di nuovo per questi ragazzi. E allora nella comunità cristiana dove noi siamo inseriti non possiamo non essere costruttori: pace – fraternità – perdono. Il perdono è lo stile: se non perdoni non sei cristiano. “Ma io sento fortemente l’ingiustizia”: attenzione però, tu puoi sentire l’ingiustizia nel tuo cuore e sentire tutta l’ingiustizia della ferita subita, puoi dire nella tua preghiera ‘Signore, in questo momento io non riesco a perdonare perché è ancora troppo forte la ferita – in questo momento – ma ti prego, nella tua Grazia, dona pace a me e pace a lui’. Un conto è dire questo, un conto è – ed è quello a cui mi riferivo prima – pensare che Dio adesso debba punirlo, debba fulminarlo: piegare Dio alla mia sete di vendetta. No, io non sono il Rigoletto che canta “vendetta, tremenda vendetta”. Io sono fratello di Cristo, figlio di Dio in Cristo Gesù che proclama “Pace a voi, Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”. Allora, come concretizzare nella mia vita? Vi dicevo la scorsa volta la preparazione ad una buona confessione: certo, se non ti confessi e non sperimenti la misericordia di Dio, tu non puoi essere misericordioso verso gli altri. Mi permetto di fare un suggerimento alle mie consorelle religiose, al mio confratello sacerdote e ad altri sacerdoti e religiose che potranno sentirmi, se Dio vorrà, in questa nostra ultima catechesi: noi dobbiamo essere esperti nella misericordia perché siamo esperti del riconoscimento del nostro peccato. Quante volte ti confessi? E ti confessi bene? Dobbiamo confessarci spesso, noi in modo particolare. Perché siamo chiamati a sperimentare, a celebrare e a testimoniare la grandezza dell’amore di Dio. Una suora, un sacerdote non è grande perché è un fenomeno che sa organizzare delle cose; un religioso, una religiosa, un sacerdote è un grande perché ha scoperto che Dio lo ama e lo ama proprio perché è peccatore, non perché commette il peccato ma perché dal suo peccato è capace di dare riconciliazione e perdono. Peccatore sì ma perdonato. Noi siamo dei perdonati. Tutti noi. E dobbiamo ricordarlo alla nostra gente: siamo dei perdonati. Questa è la grandezza della fede cristiana. E allora, confessarsi – confessarsi bene, ma anche – e questo è l’aspetto concreto da fare nella prossima settimana – avere uno stile di perdono. Come concretamente? Incomincia a parlare bene dell’altro, incomincia a trattare con maggior gentilezza l’altro, incomincia a non essere fondamentalmente sempre aggressivo, violento. Guarda Maria. Impara da Maria, dalla delicatezza e dalla tenerezza di Maria. Straordinario. L’invito spirituale che vi faccio è molto semplice, però se mi date retta ci guadagnerete: da oggi fino al giorno di Pasqua pregate una decina del Rosario – potete usare anche le mani se non avete la corona – terzo Mistero della gloria (discesa dello Spirito Santo). Voi dite così: vieni Santo Spirito, vieni e insegnami a perdonare me stesso e gli altri. E poi pregate la decina (Padre nostro – le 10 Ave Maria – il Gloria al Padre), basta, tutti i giorni, da oggi fino a Pasqua: chiedete la grazia del perdono – verso di me (perdonarmi) e verso mio fratello (perdonarlo) perché Dio mi ha perdonato. Questa è la grande grazia che chiedo a me e a voi, al Signore per mezzo di Maria. Usatelo il Rosario, è fondamentale. Guardate è uno strumento utilissimo, breve, semplice, immediato. Scoprire la bellezza del cuore della Madonna significa scoprire uno spaccato del cuore tenero di Dio. E allora vi ho dato l’impegno, vi ho dato la dimensione più spirituale orante.

E ora concludo con un ringraziamento: un ringraziamento a Dio, perché ancora una volta mi ha permesso di poter condividere la Parola con voi, e per me è un grande dono, la cosa più bella. Mi sento molto prete e frate domenicano nel poter condividere la Parola con voi. E’ il senso della mia vita, della mia consacrazione. Secondo grande ringraziamento a don Giovanni che ancora una volta non ha voluto far mancare alle vostre persone, alle comunità di san Giovanni, di san Bernardo, di san Michele la possibilità di questi esercizi: guardate che non è cosa da poco, non sono molti sacerdoti che lo fanno. E’ un grande grazie, non perché parli io ma perché è un modo di ascoltare una volta ogni tanto la parola del Signore e prepararsi al grande evento della Pasqua. Un grazie sincero alle suore di sant’Anna che nel loro piccolo e quotidiano servizio veramente continuano un’opera straordinaria, quella della beata Enrichetta, una donna che è uno splendore. Un ringraziamento particolare a tutti i laici che a vario titolo e in diversi modi si impegnano per trasmettere in modo semplice e potremmo dire quasi famigliare il Vangelo di Cristo, ai catechisti, agli animatori, agli animatori pastorali, liturgici, ai diversi uffici che la creatività anche di don Giovanni ha istituito: siete persone importanti, non siete uno fra i tanti, ma avete una particolare vocazione e questo dovete sempre ricordarlo. Un grazie particolare a tutti gli ammalati che hanno voluto assecondare il desiderio di associare la propria sofferenza per la buona riuscita di questi esercizi. Un grazie a tutti voi, da tutti quelli che hanno ascoltato in diretta – facendo un po’ di penitenza – a quelli che ascolteranno in differita. Grazie perché è un modo per conoscerci e donarci la Grazia più grande che è la Parola di Dio. 

Grazie a Maria, che ci ha custodito. E allora a lei affido ciascuno di voi, le vostre intenzioni, ciò che avete nel profondo del cuore, perché tutto ciò che mettiamo nelle mani della Madonna non va mai perduto. Ave Maria…